Meeting Italian ceramic artists: Mirna Manni

I met Mirna Manni last year, in Tuscania. I was there for an art exhibition and she was briefly introduced to me as the co-owner of the gallery and a ceramic artist, an information that – of course! –triggered my interest.

Small talk is not among my qualities, so I immediately asked her about her work. Her posture changed, her eyes lit and Mirna the charming lady gave way to Mirna the artist who bewitched me with her contagious passion for clay and her astonishing technical knowledge.

Following our conversation she sent me some pictures of her works, which I found absolutely interesting. Still I was hesitant to write an article about Mirna without having actually seen her pieces, which I longed to do, by the way. The announcement of her new solo exhibition in Tuscania unclenched my silent hurray!

I was among the first to arrive to the opening but Mirna was already busy with her guests so I got the chance to explore her work by myself and savor its deep emotional dimension and strong formal character.

Later on, Mirna joined me and delicately led me into her creative world, explaining how she’s been experimenting with shapes, different types of clay and  techniques to unveil the mystery of birth and the continuous flowing of life into nature.

Mirna has been digging into her memories, she has been exploring layered joys and pains, conscious and unconscious doubts, unanswered questions, turning them into actual sculptures, symbols of a soul – her soul, our soul – that breaks free from its earthly ties only to better understand them. The leitmotiv of her work is life, its frailty and sacred beauty, and, by mere consequence, death. Her nature inspired shapes are always open, to let life in and to evolve into a next step, a destiny they foresee and embrace.

At the entrance of the gallery there was a cloud of white, pearlescent cocoons hanging from the ceiling. A few steps ahead large seeds were scattered on the wall, positive symbols of a new, vital breath.

Right in the centre of the gallery, nine boxes were lying on the floor, each containing a black mask and a tidy pile of painstaking handwritten letters, paperclay sheets containing thoughts, memories, short stories… crumbs of a lifetime on earth.

Most people, including myself, stood dumb mouthed in front of an installation named “So spin the Fates”. The Fates, or Moirae, were the three Greek goddesses of Fate. Klotho spinned the thread of life, Lakhesis measured it and Atropos cut it.
Large, full, black and white shapes gaily hanged from the ceiling by thin, almost invisible threads, others were losing their vital breath and some were laying on a rich brown soil, completely empty. You could swear they were knitted, but no. They were really made of clay…

In a corner of the gallery black pods with white filaments were set to form a ladder to heaven. On the floor white body parts. A free quotation of the Pythagorean idea of the transmigration of the soul into a new life. Mirna produced this installation last year. She was mourning her mother and at the same time opening an art gallery, a powerful coincidence in her life: again life and death, white and black, fullness and emptiness.

Leaving the gallery was not easy. Somehow Mirna’s powerful works seemed to call me back, inviting me to a deeper understanding. So many vital questions in her objects, so many gifts to unwrap.
Thanks, Mirna.

About Mirna Manni

Mirna was born in Tuscania, where she lives. She started out as a painter, then she started sculpting. Eager to learn and experiment, she used many techniques and materials and explored different art forms, finally finding in clay the ideal medium for her self-expression.
In her own worlds “Clay and I are emotionally tuned. Clay is the mirror of my energy and its molding is a magic process”. Mirna has been using different techniques, raku, terra sigillata, engobe, always achieving a stunning technical perfection.

She is the co-founder of “I Magazzini della Lupa”, an art gallery and cultural center open to any form of contemporary art, from theatrical projects to applied arts, from dance to painting performances. A great place for young as well as established artists to show their work.

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Incontro con l’artista: Mirna Manni

Ho incontrato Mirna Manni lo scorso anno, a Tuscania. Ero là per una mostra d’arte e mi fu presentata come una delle fondatrici della galleria e una artista ceramista molto brava. Questo naturalmente ha fatto scattare il mio interesse…

Chiacchierare del più e del meno non mi è congeniale, quindi le chiesi subito informazioni sui suoi lavori. Vidi i suoi occhi illuminarsi e la donna seria e composta che avevo di fronte tramutarsi in Mirna l’artista, che mi ha conquistato con la sua contagiosa passione per l’argilla e le sue mirabili conoscenza tecniche.

In seguito Mirna mi ha inviato foto dei suoi lavori. Assolutamente interessanti. Tuttavia avevo delle riserve di principio nello scrivere di un artista senza aver visto le sue opere da vivo, cosa che tra l’altro desideravo moltissimo. Grande è stata quindi la mia gioia quando ho saputo di delle sua imminente mostra a Tuscania.

Sono arrivata tra i primi all’inaugurazione. Mirna era già presa da alcuni ospiti e questo mi ha dato l’opportunità di guardare i suoi lavori senza nessuna preparazione, assaporandone il forte impatto emotivo e la grande forza formale.

Più tardi Mirna mi ha raggiunto e, delicatamente, pesando le parole, mi ha condotto nel suo mondo creativo, spiegandomi come la sua ricerca formale e tecnica si sia incentrata sulla rappresentazione del mistero della nascita e del continuo fluire della vita.
Scavando nella memoria, analizzando la sua personale stratificazione di gioie e dolori, di dubbi consci ed inconsci, di domande irrisolte Mirna è riuscita a oggettivarli nelle sue sculture, simboli di un’anima – la sua anima, e la nostra – che si libera dei suoi vincoli terreni solo per comprenderli meglio.

Il filo conduttore del suo lavoro è la vita, la sua fragilità, la sua sacra bellezza, e, per pura conseguenza, la morte. Le sue forme, ispirate dalla natura, sono sempre aperte per lasciare fluire la vita. Sembrano pronte all’ineluttabilità dell’evolversi, abbracciando un destino che presentono e che sono felici di accogliere.

All’entrata della galleria d’arte c’era una nuvola di bozzoli, affascinanti della loro opalescenza. Più avanti grandi semi sparsi sul muro, simboli positivi di un respiro nuovo e vitale.

Al centro della sala, sul pavimento, nove scatole contenevano ciascuna una maschera nera e una mucchietto ordinato di lettere, sottilissimi fogli in paperclay sui quali l’artista ha minuziosamente inciso pensieri, ricordi, storie … briciole dallo spazio di una vita su questa terra.

Insieme a molti altri visitatori ho sostato a lungo di fronte ad una superba installazione dal nome evocativo “Così filano le Parche”. Nell’Antica Grecia le tre Parche rappresentavano il Destino: Cloto filava lo stame della vita,  Lachesi lo svolgeva sul fuso e Atropo lo recideva.
Nell’opera di Mirna grandi forme rigonfie di alito vitale pendevano dal soffitto appese a sottilissimi fili. Altre, anche loro appese, avevano perso la loro pienezza e ciondolavano spente. In terra, adagiate su uno strato di terra fragrante altre forme ormai sgonfie, giacevano morbidamente. Non mi vergogno di dire che ho dovuto toccarle per essere sicura che fossero di ceramica, tanto la loro trama e la morbidezza della forma richiamava alla mente la filatura delle Parche…

In un angolo della sala, baccelli neri con filamenti bianchi erano disposti a formare una scala verso il cielo. Ai piedi della scala poveri resti umani, a simboleggiare il passaggio dell’anima dei morti dalla sepoltura all’aldilà come lo avevano narrato Pitagora e i suoi seguaci.
Mirna ha creato questa opera lo scorso anno, in un momento molto importante della sua vita, divisa tra la perdita della madre e la nascita della galleria d’arte. Una coincidenza potente, pregna di vita e di morte, di bianco e nero, di pienezza e di vuoto.

Lasciare la mostra non è stato facile. In qualche modo il lavoro di Mirna sembrava invitarmi a restare per capire di più e più profondamente. Così tanti quesiti vitali animano le sue opere, così tanti regali da scartare. Grazie, Mirna.

Cenni biografici – da un testo dell’artista

Vivo e lavoro a Tuscania, dove sono nata il 29 gennaio 1958. Esordisco artisticamente come pittrice per poi preferire la scultura ed ho esposto in mostre personali e collettive tra Orvieto,Tuscania, Roma, Varese, Tarquinia, Viterbo, Soriano nel Cimino, Bracciano, in luoghi pubblici e privati. Ho condiviso per anni un progetto all’interno di un gruppo con il quale ho sviluppato molteplici esperienze creative. Nella mia individuale ricerca, ho trovato nell’argilla la materia più affine per la realizzazione dei miei lavori. C’è subito stata una sorta di sintonia emotiva con essa; è specchio della  mia energia e lavorarla è sempre un processo magico. Ho frequentato corsi di ceramica e ceramica raku, approfondendo questo mio interesse, tecniche e procedure.

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One thought on “Meeting Italian ceramic artists: Mirna Manni

  1. We are with a smal group of 10 persons from the Academie of Anderlecht ( Belgium )from 27 mai to 1 juin 2012 . Is it possible to visit your atelier and show your work ?We are very intressed.
    Greetz, Magda

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